Discovery: un processo per portare le aziende nell'era digitale

Siamo entrati nella vera era digitale, dove la Customer Experience è centrale, i bisogni dei clienti si fanno sempre più complessi, la concorrenza diventa globale e le tecnologie si evolvono con una rapidità mai vista. Il nostro processo di Discovery risponde a queste sfide e riporta il controllo del destino aziendale nelle mani delle imprese.

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Negli ultimi quindici anni abbiamo sviluppato software per il web di ogni forma e dimensione. Quindici anni non sono pochi e possiamo tranquillamente dire che il tempo del gruppo di giovani-ninja–geek-sfrontati-e-presuntuosi è ormai passato! Con la maturità si riesce anche a osservare meglio il contesto a cui abbiamo contribuito.

I clienti di Cantiere Creativo sono molto vari sia in termini di dimensione sia di mercato. Abbiamo lavorato con grandi aziende di telecomunicazione, automotive, moda, museali, editoriali e manifatturiere; allo stesso tempo, abbiamo collaborato con una miriade di startup, a volte milionarie e altre autofinanziate, a volte tecno-fighe e altre strampalate! In ogni caso, abbiamo sempre avuto in mente una cosa: come possiamo aiutare i nostri clienti?

Benvenuti nella terza era del digitale

Una delle analisi realizzate da Gartner© — che condivido — suddivide l’ultimo ventennio IT in tre diverse ere.

  1. L’artigianato informatico: la prima era, quella in cui si è creato valore attraverso automatismi industriali, software gestionali e tecnologie che spesso e volentieri erano isolate sia all’interno dell’azienda sia dal resto del mondo.
  2. L’industrializzazione informatica: la seconda, quella in cui sono apparse le prime soluzioni che miravano a migliorare l’efficienza concentrandosi più sui processi interni per migliorare il lavoro degli addetti.
  3. L’era digitale: quella in corso, a cui l’IT è chiamata per contribuire alla trasformazione dei modelli di business, innescandone possibilmente di nuovi e mettendo al centro dell’attenzione i clienti. Ecco che si sente parlare sempre più spesso di user-centered, customer-centric, customer experience ecc…

Il fil rouge — apparentemente ovvio — è sempre uno: il business deve funzionare.

Ecco allora che la domanda che oggi ci poniamo è più precisa: con le nostre competenze, come possiamo aiutare i clienti dei nostri clienti?

Il team di Cantiere Creativo si è dimostrato molto attento alle numerose esigenze delle degli Uffizi e ci ha offerto tutto il supporto tecnico necessario a raggiungere l’obiettivo. Abbiamo apprezzato moltissimo il loro approccio innovativo e user friendly.

Eike Schmidt, Direttore de Le Gallerie degli Uffizi

Tante pressioni e pochi passi avanti tecnologici

Il Covid — come non citarlo — ha indubbiamente accelerato un processo che era forse timido ma già avviato da anni: via la carta, smart working, centralizzazione e analisi dei dati, efficientamento delle performance — solo per citarne alcuni — sono diventati improvvisamente aspetti prioritari. 

Chi cerca soluzioni si trova di fronte a un panorama tecnologico frammentato e confuso e questo, direte voi, lo sentiamo dire da anni; il punto, rispondo io, è che non solo è vero, bensì tende a peggiorare!

Come controparte troviamo l’immobilismo tecnologico, su cui i dati di Gartner© sono molto espliciti: il 74% delle aziende dichiara di aver aver fatto poco o nulla, e «senza una modernizzazione e una trasformazione dei sistemi legacy, le aziende non possono scalare e con l'accelerazione a la pressione a cui sono sottoposte in questo particolare momento storico, non potranno crescere».

Grafico che mostra quanto il 74% delle organizzazioni non hanno cambiato niente in risposta al Covid-19
Il grafico mostra le dieci più importanti priorita di business per i CIO delle grandi aziende italiane

Il difficile passaggio da idea a valore

Chi all’interno delle aziende promuove questi temi, deve affrontare una dura battaglia per giustificare i costi e, in un clima di ristrettezze, chi non è in grado di dimostrare efficacemente il valore della trasformazione digitale, rischia di relegare la funzione IT a un mero strumento, un centro di costo da gestire e non un investimento proficuo da sostenere.

Anche ai clienti più techy è difficile spiegare concetti come Headless, PWA o Serverless, tutti nati da poco e magari destinati a essere sostituiti da altri nati due giorni dopo.

Cerchiamo di orientare i nostri clienti in una jungla a cui, giustamente, sono disinteressati. Il loro interesse è sempre il solito: che valore otteniamo?

A volte i nostri referenti faticano a giustificare i budget e sostenere nuovi investimenti, perché il valore che l'IT offre non è chiaro all’interno delle industrie. Le difficili condizioni economiche mettono pressione e la capacità di dimostrare l’impatto positivo del digital sugli aspetti finanziari diventa ancora più critica.

L’esperienza nelle ere precedenti può essere stata talvolta dolorosa: aspettative disattese, budget fuori controllo, difficoltà a reperire le giuste competenze, soluzioni che addirittura peggiorano le situazioni che avrebbero dovuto risolvere, interi reparti in conflitto tra loro e così via.

Scelte sbagliate, incognite, poca valutazione dei rischi, progettazioni idealistiche — magari egregie sulla carta — non trovano sbocco quando passano nelle mani di sviluppatori che non conoscono i motivi alla base di ciò che stanno realizzando e sono costretti ad intuire, interpretare e realizzare qualcosa senza senno e coscienza. Dall’altra parte, vediamo progettisti e marketing che soffrono nel vedere un prodotto lontano da ciò che era stato concepito o disegnato.

Senza rapidità non si compete

Fortunatamente il mondo IT ha anche imparato un sacco di cose grazie a una delle migliori palestre al mondo: le startup. Tralasciando i venture capitalist e le logiche finanziarie che muovono il settore startupparo, l’industria, le PMI e addirittura le grandissime aziende avrebbero molto da imparare da quelle piccole realtà che a volte diventano “unicorni”, competitor spaventosi e inarrestabili la cui arma letale è la rapidità.

Hanno rapidità di prototipazione, di progettazione, di sviluppo, di test; sono rapidi nel cambiare idea, strategia, team e competenze. Se a questo ci aggiungiamo la capacità di ascoltare gli utenti e adeguarsi rapidamente, ecco che le customer experience da loro create diventano proibitive da riprodurre per le aziende.

Quindici anni di esperienza con le startup ci hanno insegnato tanto sulla rapidità e ci hanno permesso di modellare un metodo e una cultura che, con naturalezza, riportiamo nell’industria. L’epoca attuale richiede di lavorare con i nostri clienti in piena sinergia con visioni a medio-lungo termine, andando oltre le attività di consulenza e/o fornitura; un lavoro sinergico con i CIO — o responsabili IT o marketing in generale — che oggi hanno bisogno di re-ingegnerizzare il business con un approccio che sia digital-by-design e pianificando implementazioni che siano fortemente connesse agli obiettivi aziendali.

Il primo passo: il Discovery

Per questo motivo è nato in Cantiere il concetto di Discovery, un approccio che in fase iniziale permette di ridurre drasticamente le incognite, i rischi e le zone d’ombra di un progetto allo scopo di diminuire al massimo il time-to-market e ottimizzare budget nelle fasi di sviluppo operativo a lungo termine.

La sua natura elastica si adatta a tutte le tipologie di progetti digitali, indipendentemente dalla loro dimensione. A differenza della classica progettazione, il Discovery evita di concentrarsi prematuramente su dettagli e specifiche affrontando le maggiori criticità attraverso la ricerca, analisi, test e sviluppo di proof of concept operativi. Di conseguenza avviene la riduzione di quei rischi che troppo spesso rovinano i sogni di tutti, tanto macroscopici alla fine quanto invisibili all’inizio.

Abbiamo compreso nel tempo che la multidisciplinarietà del team è un elemento imprescindibile: ingegneri, grafici, UX designer, marketing, clienti e consulenti devono lavorare insieme per osservare e comprendere le differenti sfaccettature di un progetto e poterlo poi realizzare concretamente, in prima persona, evitando passaggi di informazione tra reparti o, ancor peggio, tra fornitori.

Quando spieghiamo il processo ai clienti, capita di trovare qualcuno intimorito dall’idea di un risultato troppo astratto. 

Al contrario, il Discovery porta risultati estremamente concreti e tangibili

  • materiale di ricerca digitalizzato; 
  • user research;
  • prototipi o soluzioni software funzionanti;
  • concept design;
  • architettura dell’informazione;
  • scelte tecnologiche.

Le varie fasi da cui è composto ci guidano verso la comprensione profonda dell’azienda, degli obiettivi business, dei problemi e le aspettative dei suoi clienti. Ci permette di studiare in maniera critica tutto l’esistente sia tecnologico sia infrastrutturale e di user research. Dopodiché il team lavora su soluzioni creative ai problemi individuati.

Piuttosto che perdersi nei dettagli, vengono definiti i confini entro cui ha senso rimanere. Le parti più critiche vengono verificate, testiamo le API dei fornitori esterni e scriviamo codice funzionante per validare una certa idea. Ecco che il tutto prende forma e ci permette di pianificare una o più release con l’obiettivo di incontrare il mercato il prima possibile.

Alcuni esempi dei materiali e degli studi prodotti dal team durante il Discovery

E, non meno importante, tutto il processo è perfettamente realizzabile in smart working. Proprio durante il Lockdown della scorsa primavera e poi nella fase successiva della crisi, abbiamo realizzato i due Discovery più importanti: per le Gallerie degli Uffizi e per il nuovo sistema di gestione digitale del franchising di Italiana Immobiliare.

Cantiere ha preso la giusta direzione e ha compreso le peculiarità dei nostri desiderata. La serietà percepita in fase conoscitiva si è sicuramente concretizzata in questo studio.

Lorenzo Coppoli, Presidente Italiana Immobiliare

Alcuni degli allegati prodotti durante il keynote finale di un Discovery

Avendo impostato l’intero lavoro sugli obiettivi business, siano essi economici o di efficientamento, ci troviamo ci troviamo nella condizione di poter monitorare i risultati, numerici e non, e di intervenire rapidamente con cambi strategici.

Non è magia nera, non ci sono false promesse: sappiamo bene quanto questo processo diminuisca i rischi e acceleri le opportunità creando un valore nel tempo.

Dal momento che gli obiettivi sono stati compresi e grazie a risultati tangibili e misurabili, così come si è impostata una base tecnologica adeguata, si possono scegliere le evoluzioni più adeguate. 

Un processo di digitalizzazione che punta a creare valore, una volta iniziato non vede più fine e necessariamente richiede partnership forti e di fiducia che vadano oltre le relazioni di fornitura così come le abbiamo conosciute finora. 

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