Guida breve alla tipografia

Se chiedessi a dieci persone diverse, prive di qualsiasi nozione di design, una definizione precisa di tipografia, sono sicuro che uscirebbero fuori svariate definizioni, più o meno astratte; c’è chi la confonderebbe con la calligrafia, chi la identificherebbe come arte visiva, forse addirittura a chi penserebbe a lavori amanuensi, a caratteri mobili o ai letraset

Quindi cos'è la tipografia di preciso?

Tempo di lettura: 13 minuti

Che cos’è la tipografia?

Partiamo da un qualsiasi testo, una frase come “C’è acqua su Marte”: può essere scritta in un documento digitale come ho appena fatto, riprodotta da un sintetizzatore vocale, dipinta su un muro o stampata su un qualsiasi supporto — la frase non cambia mai, mentre cambierà sempre il modo in cui è trasmessa, che questo sia digitale, visuale o sonoro.
Tuttavia, ogni volta che un testo è renderizzato o stampato, digitalmente o su un supporto fisico, entra in gioco la tipografia.  
Erik Spiekermann fornisce una eccellente definizione di tipografia —  “Type is visible language” — che possiamo accettare senza essere troppo puntigliosi sul fatto che parli di type e non di typography. A corollario di questa definizione, la tipografia può essere definita come la tecnica di disporre il testo in modo efficace e corretto, sulla base di regole e convenzioni predefinite, così che il testo diventi linguaggio visivo.
Non ho mai tirato in ballo parole come arte o estetica proprio per evitare equivoci di sorta e far pensare che ci voglia del gusto per disporre ed organizzare il testo — niente di tutto ciò, la tipografia è molto più funzionale e pratica di quello che pensate.

Perché la tipografia è importante?

Una volta stabilita cosa sia la tipografia, possiamo iniziare a farci altre domande — per esempio a chi e a cosa serva, cosa può essere considerata buona tipografia, e soprattutto perché sia così importante. 
Ricordandoci ancora la sua funzione pratica, possiamo dire che la tipografia serva essenzialmente al lettore — parlo di un lettore reale e non ideale, un lettore con una soglia di attenzione bassa e con scarsa pazienza e predisposizione ad essere persuaso e coinvolto nella lettura, che cerca insomma un pretesto qualsiasi per divincolarsi e smettere di leggere. 
Una buona tipografia corrobora il testo, ne rinforza il significato e supporta il fine per cui quel testo è stato scritto, così da preservare l’attenzione del lettore. 
Un esempio classico e incredibilmente efficace che fa comprendere perché la buona tipografia è legata al messaggio da comunicare, a chi comunicarlo e con quale obiettivo, è quello del cartello stradale. Il testo in entrambi i cartelli è identico, ma solo quello a sinistro riesce nell’obiettivo di comunicare rapidamente e in modo inequivocabile (con l’aiuto di un pittogramma) che quella è una corsia per biciclette.

Qua sopra potete vedere un esempio classico e incredibilmente efficace per comprendere perché la buona tipografia è legata al messaggio da comunicare, a chi comunicarlo e con quale obiettivo.

Il testo in entrambi i cartelli è identico, ma solo quello a sinistra riesce nell’obiettivo di comunicare rapidamente e in modo inequivocabile (con l’aiuto di un pittogramma) che quella è una corsia per biciclette. 

Da tutto ciò potremmo facilmente ricavare tre assiomi:
  • Il metro di giudizio per valutare una scelta tipografica è riferito a quanto riesca a rinforzare il messaggio del testo, e di conseguenza è impossibile che la stessa scelta tipografica sia ottimale per qualsiasi tipo di testo — in altre parole, non esiste una soluzione tipografica universale.
  • Ribaltando la questione, è rischioso e presuntuoso stabilire che esista una unica soluzione tipografica che funzioni per un determinato testo — è possibile che più scelte tipografiche siano egualmente valide.
  • La probabilità di produrre buona tipografia è direttamente proporzionale a quanto bene si è capito il testo, in funzione al suo obiettivo, a chi dovrà leggerlo e su quale supporto sarà visualizzato — se non viene compreso il testo, è molto probabile che la tipografia risulti un disastro.
David Carson, in un Ted talk del 2003, pone una questione provocatoria al mondo dei designer, parlando del messaggio che non dovrebbe essere semplicemente letto ma comunicato, con la frase Don’t mistake legibility for communication. Non è mia intenzione fare una dissezione del messaggio (per l’appunto) e argomentare perché questa affermazione sarebbe valida o meno, basta per adesso considerarla nella sua essenzialità, e da entrambi i punti di vista — cioè che non basta che un messaggio sia leggibile purché comunichi qualcosa (o che comunichi la cosa giusta), oppure che anche un messaggio importante ma comunicato in modo banale e non interessante potrebbe andare perduto. Sembra quindi che Carson sia più attento alla modalità della comunicazione piuttosto che alla sostanza del messaggio stesso — basti pensare che sulla rivista Ray Gun, di cui era direttore artistico, una volta pubblicò un’intera intervista in carattere Zapf Dingbat (un carattere praticamente illeggibile, fatto di segni e simboli) semplicemente perché reputava il contenuto estremamente noioso.

Dimensione del carattere

Qui tutto dipende da che tipo di supporto stiamo considerando: per le pagine stampate si stabilisce come standard per il corpo di testo una dimensione tra i 10 e i 12 punti, mentre per il web è raccomandabile una dimensione che va dai 15 ai 25 pixel. Il principale motivo è intuibile — guardiamo uno schermo da una distanza maggiore di quella da cui guardiamo un foglio stampato.
Altri tipi di testo sui più svariati supporti variano molto di dimensioni, ma come regola generale è bene non stampare mai niente sotto i 6-7 punti, anche in base al font che utilizziamo. La convenzione suggerita, ad esempio quella di stare nell’intervallo 10-12pt per un testo stampato, va presa come un valido punto di partenza, ma nulla vieta di impostare il corpo a 9.5pt o 9pt. 
È normale, infatti, che due font di famiglie diverse, seppur con le identiche impostazioni tipografiche — dimensione del corpo, interlinea, kerning, eccetera — abbiano un peso visivo differente, o per dirlo in modo semplicistico, occupino uno spazio diverso.

In pratica: le proprietà del testo

Dopo il bombardamento teorico, passiamo a qualche consiglio pratico — l’ho detto io stesso che tipografia è praticità dopotutto.
Volendo schematizzare al massimo, possiamo dire che un qualsiasi corpo di testo presenta quattro proprietà fondamentali che è bene saper maneggiare: la dimensione del testo, che indicheremo in punti per la stampa e in pixel per il digitale, l’interlinea, la larghezza del blocco di testo e la scelta del carattere tipografico.
Come prassi, sto sempre facendo riferimento allo stile di un corpo di testo, o body text, che è la parte più critica di ogni impaginazione, sia digitale sia stampata, per un semplice motivo: è anche la parte più consistente. Ogni progetto dovrebbe prima preoccuparsi di come rendere efficace il corpo di testo, e poi stilare tutti gli altri elementi di conseguenza.
Nell'esempio seguente sono messi a fianco due caratteri di famiglie differenti, seppur sempre sans serif. È evidente come quello di destra occupi più spazio di quello a sinistra.
In questo esempio sono messi a fianco due caratteri di famiglie differenti, seppur sempre sans serif. È evidente come quello di destra occupi più spazio di quello a sinistra.

La spiegazione a questo è che il designer di un carattere tipografico decide a monte quale sarà la conformazione del singolo carattere e le proporzioni all’interno della famiglia di font. Non voglio addentrarmi in tecnicismi e nozioni superflue per questo articolo, basti sapere che una delle proprietà fondamentali di un carattere tipografico è chiamata x-height e, com’è facile intuire, si riferisce proprio all’altezza della x minuscola.
Come nell'esempio qua sotto, due font diversi possono avere dimensioni molto divergenti.
Un dettaglio che dimostra la differenza di dimensioni dei due caratteri e il confronto fra due X dei due font

In questo caso, e anche in altri che seguiranno, è l’occhio che decide e stabilisce qual è la scelta migliore: è bene che esistano regole e vincoli, ma per alcuni aspetti la tipografia è materia liquida che spesso richiede aggiustamenti manuali. Un esaustivo articolo — dal titolo La tipografia è impossibile — che dimostra come l’arrangiamento dei testi porta spesso a risultati diversi da quelle che erano le intenzioni, offre una bellissima frase che tutti gli amanti della tipografia adorano, che recita: “Il testo è allineato quando sembra allineato, non quando è allineato”.

Interlinea

L’interlinea è la distanza verticale tra due linee di testo. Per la maggior parte dei testi, l’interlinea ideale varia tra il 120% e il 150% della dimensione del carattere. Si tende a utilizzare uninterlinea più vicina al 120% in caso di paragrafi corti, viceversa un’interlinea più ampia per paragrafi più lunghi.
Un esempio di interlinee errate

Larghezza del blocco di testo

Chiamata altrimenti line-length, non è altro che la distanza tra gli estremi destro e sinistro di un blocco di testo. Un blocco di testo eccessivamente lungo è faticoso da leggere per l’occhio umano, che non riesce così bene a seguire una linea retta — è appurato che durante la lettura l’occhio compia molti micro-movimenti — e poi riuscire ad andare a capo esattamente alla linea successiva a quella appena letta. La soluzione a questo problema è banale: va ridotta la lunghezza della linea. 
Ma di quanto? Sarebbe difficile stabilire una misura empirica ideale della riga, vista la varianza tra caratteri, mentre è più semplice stabilire un intervallo di battute da rispettare: di solito, si consiglia di scrivere il corpo del testo con righe tra le 40 e le 80 battute, spazi compresi, in modo da facilitarne la lettura.

Il carattere tipografico

La scelta del carattere tipografico ha un sicuro e immediato impatto visivo su tutto ciò che avete scritto, ma non ha maggiore rilevanza di una buona composizione e formattazione del testo stesso. Come ho già detto prima, per la tipografia non c’è una soluzione universale e per il solito problema possono funzionare più soluzioni — allo stesso modo mi troverei in difficoltà a consigliare un font definitivo e universale. 
È probabilmente più facile dire cosa non fare: tenetevi alla larga dai siti che offrono font gratuiti (con l’eccezione di Google Fonts) e cercate sempre un’alternativa migliore ai font di default preinstallati sul vostro sistema operativo. I motivi per cui un font professionale e progettato da un type designer è migliore di un font di sistema sono molteplici ma a volte nascosti: un font professionale ha al suo interno una collezione di glifi esaustiva — principalmente lettere accentate, tutti i segni di punteggiatura e legature (coppie di lettere rappresentate come un singolo glifo, molto comuni sono le combinazioni fi o fl, o l’ampersand che non è altro che l’evoluzione della combinazione di lettere latine et) — nonché possibili varianti per una stessa lettera e potete stare sicuri che spaziature e crenatura (o kerning) sono corretti.
Proxima Nova, per esempio, ha al suo interno 7 pesi differenti.
Proxima Nova ha al suo interno 7 pesi differenti

L’altro pregio di un font professionale è la certezza di trovare al suo interno vari pesi (in aggiunta al regular o roman, sicuramente ci saranno altri pesi come il light e il bold) e anche diversi stili (oltre al corsivo ci possono essere varianti compressed o extended). È bene sapere che la versione bold di un font non è semplicemente il font base con dello spessore extra applicato meccanicamente, né la versione italic o corsivo è creata con una trasformazione geometrica dei caratteri — sono in tutto e per tutto dei font ridisegnati appositamente per quella variante. Pensateci bene quando cliccate il tasto B o i di un editor di testo: state artificialmente modificando le proprietà di un font disegnato con uno scopo e in uno stile preciso. In altre parole, non fatelo proprio.

Gerarchie e contrasti

Con i consigli già forniti su come impostare i blocchi di testo dovreste essere in grado di produrre buoni documenti ed evitare gli errori più evidenti. Tuttavia, quando si compone un documento, o si disegna una pagina web, entrano in gioco le relazioni tra i testi e quindi bisogna decidere le gerarchie e come creare un contrasto che dia rilevanza alle parti più importanti. 
Sfruttate il fatto di avere disposizione più pesi diversi all’interno dello stesso carattere tipografico: l’alternanza dell’uno con l’altro aiuterà a creare un certo ritmo e potrà stabilire una gerarchia tra le varie parti. 
Ci sono altre strade per enfatizzare determinate parti del testo, oltre a cambiare dimensione e carattere.
  • Sperimentare con il colore — va benissimo per le pagine web ma è da usare con parsimonia, o non usarla proprio, per la stampa: se proprio non resistite a inserire del colore, sceglietene uno e giocate con le sue tonalità.
  • Usare grassetto o corsivo, ma mai insieme. Scegliete o l’uno o l’altro. Sarebbe inoltre buona norma evitare di usare il corsivo per i font sans serif, quindi limitarsi ad usare il grassetto.
  • Sottolineare il testo. È usato ed accettabile nel web, se il testo sottolineato rappresenta un link, mentre è da evitare nei documenti stampati: è un retaggio delle vecchie macchine da scrivere che non avevano altro modo di enfatizzare il testo se non sottolinearlo, ma al giorno d’oggi non ha molto senso.
  • Utilizzare il maiuscoletto. Ma attenzione: la funzione maiuscoletto dei comuni elaboratori di testo crea in realtà una versione ridimensionata dei caratteri maiuscoli, e produce una versione posticcia del maiuscoletto con caratteri troppo alti e con tratti verticali troppo fini. Il maiuscoletto dovrebbe essere compreso nel font di partenza, come una Opentype feature.

Qui sotto vedete un esempio di titolo-sottotitolo-corpo. Sono stati usati tre pesi diversi e le dimensioni sono proporzionali, cioè ognuna è la metà di quella che la precede.

Qui un esempio di titolo-sottotitolo-corpo. Sono stati usati tre pesi diversi e le dimensioni sono proporzionali, cioè ognuna è la metà di quella che la precede.

Conclusioni

Questa è solo la punta dell’iceberg per quanto riguarda la tipografia. Non ho coperto importanti argomenti come la punteggiatura e altri sono stati solo affrontati in modo sommario. Riporto qui alcuni link di approfondimento.
Typography is impossibleUn articolo che dimostra come il testo non si comporta mai come ti aspetteresti.
The punctuation guide — Una guida alla punteggiatura.
Practical typographyUn libro estremamente esaustivo e autorevole che parla di tutto ciò che è relativo alla tipografia.
Fonts in useArchivio di immagini e risorse che mostrano i casi d’uso dei caratteri.
Style ManualRisorsa utile per punteggiatura e comuni errori di scrittura (in inglese).
Just my typeRaccolta di combinazioni di font in uso.
FontstandPer provare e noleggiare font professionali.
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